Tramonto sui Vigneti

Cantina Scarfò

LA STORIA DI CESARE

Era un vino del quale se ne produceva una piccola quantità, da
gustare nelle occasioni più importanti e belle. Venivano scelti (da
qui il nome del vino) i grappoli più belli, di tutte le qualità che
si coltivavano, e venivano lasciati appassire sulle coti (scogli di
granito) per giorni e giorni.

DOVE SIAMO

Isola del Giglio

Con una superficie di circa 21 Kmq (2100 ettari), l’Isola del Giglio è una delle 7 magnifiche isole dell’Arcipelago Toscano. Situata a circa 11 miglia da Porto Santo Stefano (circa 20 Km), si suddivide in 3 paesi: Giglio Castello, Giglio Campese e Giglio Porto. Mare cristallino, spiagge bianche, natura selvaggia e accoglienza, sono i punti saldi del territorio. Perfetta per escursioni, trekking, immersioni, pesca subacquea, vacanze di relax per coppie e famiglie e divertimento per ragazzi.

TRADIZIONE VINICOLA

Le testimonianze della tradizione di fare il vino all’Isola del Giglio in epoca greco-etrusca, romana e bizantina si rivela dalle strutture architettoniche: terrazzamenti in pietra, vasche scavate nel granito, anfore vinarie ecc.. Oggi la tradizione isolana di fare il vino continua grazie a vignaioli che con passione custodiscono le antiche terrazze e con cura e costanza continuano a coltivarle amorevolmente a mano per produrre una piccola ma preziosa quantità di vino.

CURIOSITA' SULLA PRODUZIONE

La produzione nei secoli

Fino alla prima metà del XVI secolo era stimata essere di circa 25.000 barili da 45 litri ciascuno (più di un milione di litri di vino); tra XVI e XX secolo ha oscillato mediamente dai 20.000 agli 8000 barili (cioè dai 900.000 ai 360.000 litri di vino). Con l’apertura della miniera e col successivo avvento del turismo, la produzione è andata via via diminuendo, fino ad arrivare a poco più di 1000 barili (45.000 litri).

IL VINO

Il principale tipo di vino prodotto all’Isola del Giglio è l’Ansonico.
E’ possibile che gli isolani preferiscano l’ansonica alle altre uve perché nei secoli passati questo vitigno era più adatto ad essere trasportato e venduto nei mercati di Civitavecchia ed altrove. Inoltre, essendo il chicco dotato di una buccia spessa, conferiva durevolezza al grappolo e lo rendeva adatto a lunghi viaggi e sbalzi di temperatura.
L’ansonica predilige le zone costiere ed oltre che per la vinificazione, come sopra accennato, veniva utilizzata per essere esportata come pregiata uva da tavola, nelle mense della terra ferma (per lo più a Roma).
Alcune delle località migliori per la produzione sono stimate essere: il Serrone, Pietrabona, il Corvo, l’Allume, Sparavieri, Scopeto, le Secche e il Fenaio. Anche se, i vecchi dell’Isola sostengono che al Giglio non c’è posto dove la vigna non riesca bene.
Qui infatti oltre che la bontà e la buona esposizione del terreno, ha grande importanza l’abilità del vignaiolo.

DESCRIZIONE DEL VINO ANSONACO

Vino bianco colore ambrato
Profumo di macchia mediterranea
Gusto asciutto, forte e deciso
Gradazione tra 13°-15°
Prodotto consuetamente con un 90% di uva Ansonica, 10% di Biancone, Moscatello, Malvasia e Procanico.
Coltivato in terrazzamenti, a mano con la zappa
Vinificazione senza alcuna aggiunta di conservanti chimici, né zucchero; in alcuni casi pigiata a con i piedI

Ideale per tutti i piatti di pesce, consigliato con tagliatelle all’astice e polpo marinato

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